Prima di entrare nella sua bottega, Giuseppe seguiva un rituale ben preciso: lunghe passeggiate nei dintorni del villaggio. Non era raro vederlo seduto su un prato, intento a osservare il mondo intorno a sé, come se ogni cosa potesse raccontargli una storia. Quella sera, al tramonto, stava per tornare a casa senza aver trovato nulla, finché non la vide. In lontananza, una ragazza dai tratti unici camminava lentamente. Rimase immobile, incantato, come se l’ispirazione avesse finalmente preso forma davanti ai suoi occhi. "Dov’è andata? Giurerei che fosse lì..." mormorò Giuseppe. La figura gli ricordava Margherita, una leggenda del villaggio. Il nonno gli raccontava spesso di ninfe che abitavano i boschi circostanti, creature misteriose che si mostravano solo a pochi fortunati. Margherita, diceva il nonno, era la più bella tra loro: capelli castani, pelle chiara come la luna e occhi azzurri come il lago. Le ninfe avevano caratterizzato tutte le storie e i racconti che il nonno di Giuseppe faceva al nipotino, così una volta divenuto uno scultore, Giuseppe aveva cercato di rappresentarle, partendo proprio da quei racconti, senza riuscirci a pieno. Quella sera, rientrando verso casa, Giuseppe corse dal nonno, che sedeva tranquillo nel piccolo soggiorno. Tra il fiato corto e l'emozione, iniziò a raccontargli tutto. "Ripetimi ancora una volta, com’era?" chiese il nonno, con tono scettico ma curioso. "Nonno, te l’ho detto! Ero seduto sul prato, guardavo distrattamente l’albero vicino a casa nostra e… è comparsa. Quasi come se fosse spuntata da dietro l’albero!" rispose Giuseppe, animato. "Ed era esattamente come me l’avevi descritta!" Il nonno abbozzò un sorriso, socchiudendo gli occhi. "Allora era davvero lei… Margherita." Si alzò dalla poltrona con lentezza, ma con un'espressione decisa. "Dove vai, nonno?" chiese Giuseppe, confuso. "Seguimi, caro Giuseppe. Voglio mostrarti una cosa."
Si diressero insieme verso la rimessa adiacente alla casa. Una volta dentro, il nonno tirò una piccola leva accanto a uno scaffale ricolmo di vecchi oggetti. Con un leggero cigolio, si aprì una cassetta nascosta. Giuseppe rimase a bocca aperta: non aveva mai visto quell’angolo segreto del nonno. All’interno della cassetta c’erano piccole statue intagliate nel legno, ricavate dal materiale del lago vicino. Raffiguravano diverse scene: un piccolo carretto, un asinello, attimi di quotidianità scolpiti con grande maestria. "Sono bellissimi, nonno," esclamò Giuseppe, meravigliato. Poi, mentre continuava ad ammirare le opere, prese una statuetta raffigurante una donna e un uomo che cercavano di abbracciarsi, ma qualcosa sembrava separarli. "Questa… sei tu con la nonna?" chiese Giuseppe. Il nonno scosse la testa, sorridendo con malinconia. "No," disse. "Questa è Margherita." "Margherita?" "Molti anni fa," iniziò il nonno, "prima di conoscere tua nonna, passeggiavo nei boschi. Non ricordo il motivo preciso, ma mi sedetti sul prato. Guardavo la natura, forse in cerca di ispirazione. All’improvviso, da dietro l’albero situato nelle vicinanze della casa, vidi comparire una giovane donna. Aveva la pelle chiara come la luna, capelli neri come la notte e occhi azzurri come il lago." "Margherita!" esclamò Giuseppe. "Proprio così," annuì il nonno. "Era bellissima, e io ero incantato. Non riuscivo a muovermi, così fu lei a raggiungermi e sorridermi." "E poi?" domandò Giuseppe con ansia. "Passammo insieme il resto della serata. Parlai tanto, mentre lei non rispondeva, ma capivo tutto dai suoi occhi. Bastava uno sguardo per sapere cosa le piaceva o no. Le chiesi della sua vita da ninfa, e con piccoli cenni mi raccontò tutto. In seguito, ci vedemmo ancora. Ballammo, visitammo angoli di bosco che non avevo mai visto. Alla fine iniziò anche a parlare. La sua voce era un sussurro, ma ogni parola era pura magia. L’ultima sera, però, era diversa. Non era leggera come le altre volte. Le chiesi cosa stesse accadendo, ma non rispose. Si limitò a guardarmi con una lacrima che le rigava il viso. Poi mi appoggiò una mano sulla guancia, si avvicinò e mi baciò. Quando si allontanò, stringevo tra le mani questa statuina, l’unico ricordo che ho di lei. Non la vidi mai più." Il nonno porse la statuetta a Giuseppe. "Ho sperato tanto di rivederla, ma poi incontrai tua nonna, e con lei iniziai una nuova vita. Tuttavia, non ho mai dimenticato Margherita. Se puoi, portale questo. Forse capirà." "Te lo prometto, nonno. La cercherò." Il nonno abbracciò Giuseppe e, insieme, rientrarono in casa. Il mattino seguente, Giuseppe tornò a lavorare nella sua bottega. La storia del nonno e la visione della ninfa lo avevano ispirato. Quel piccolo seme di fantasia iniziava a trasformarsi in un’opera unica, ispirata alla statuina del nonno. Al tramonto, uscì di corsa dalla bottega e tornò al punto in cui l’aveva vista la sera precedente. Aspettò per ore, ma di Margherita nessuna traccia. Quando ormai era notte fonda e una leggera nebbia si stava alzando, Giuseppe perse le speranze. Chiuse gli occhi, strinse forte la statuina del nonno e sussurrò il suo nome: "Margherita." Un soffio di vento lo attraversò. Quando riaprì gli occhi, lei era lì, a un palmo da lui. "Margherita," mormorò Giuseppe. "Mio nonno mi ha parlato tanto di te." "Me lo ricordi molto," rispose lei, con una voce dolce e limpida. " Ieri quando ti ho visto, per un momento ho pensato fossi lui." Giuseppe sorrise “Mi dispiace non essere lui”, le porse la statuina. "mio nonno non ti ha mai dimenticata. Prima di separarvi, avrebbe voluto darti questo." Margherita prese la statuina e la strinse al petto. Le lacrime le riempirono gli occhi. "Non fu mia la colpa," disse. "Le altre ninfe mi impedirono di rivederlo. Avrei rinunciato all’immortalità per stare con lui. Avrei preferito vivere una vita mortale piuttosto che vivere tutte le ere senza tuo nonno. Ho sempre vegliato su di lui da lontano, assicurandomi che stesse bene, anche quando incontrò tua nonna." "Puoi ancora rivederlo," disse Giuseppe. "È anziano, ma è sempre lui. Aspettami qui: vi farò incontrare." "D’accordo," rispose lei. "Prima che sorga il sole." Quando Giuseppe tornò a casa, trovò una lettera del nonno. Leggendola, scoprì che l’uomo, forse intuendo ciò che sarebbe accaduto, aveva scelto di ricongiungersi a Margherita. Tornando al prato, vide in lontananza una coppia: il nonno, ora ringiovanito, e Margherita, che si dirigevano mano nella mano verso la foresta. Voltandosi, il nonno lo salutò con un sorriso. Giuseppe non vide più il nonno, ma scolpì una statua in suo onore: un uomo che tendeva le mani verso una donna, una ninfa che si trasformava in un albero, eterna come il ricordo del loro amore.